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Angelo Coco
Al canto del gallo
a cura del Circolo Culturale La Zammara - Torregrotta -
stampa: Tecnografica - Torregrotta - febbraio 1991 - pag. 45 s.i.p. -
 

I.

Io sono...                                                                        

...............

compreso fra le tenaglie del gioco

nei costumi delle borgate

nelle usanze di estrazioni a sorte

nel significato di un numero

Sono per essere in uno mille

al centro di stelle

al fondo di inquiete carezze.

Nelle valanghe di passioni

si succedono soffi di inverno

forbici di miracoli;

nell'unghia sepolta dell'eterno andare

scorciatoie di lustri in un lampo.

Dentro lanterne di parole

nascono cerchi di urla.

Io sono un grammo per mio padre.

Ma sono perché ero

ed in ogni minuto sarò

senza acrobazie

nelle striature dei secoli.

...la via...

...............

nostra comune amica di silenzio

nel pulsare torbido della polvere

s'accresce di spazi segnatempo

sui granelli della clessidra

evacua cammini

rigenera l'intero fluire di trame.

Poi i passi s'agghindano di pietre

s'allargano le crepe del viaggio

lenticolari trasparenze del domani

come antiche liriche

incognite di un teorema

sparso fra i ghirigori degli eventi.

Da questa via si va per il mondo

si partono fondamenta di città

suoni di tromba

scale di templi.

 

...la verità...

...............

che mio padre nasconde

dietro un fitto alone del suo regno

fra due tramonti;

la copia del testamento

i dintorni di spirali 

circonflesse in inutili selve di quadri.

Presumo il gravame della ventura

i molteplici compagni

immersi nelle lacrime

le palme

i morti che parleranno...

...ciò che stagna in una sublime scaglia:

                        la gloria.

...la vita...

...............

nelle mie mani come forme adombrate

insinuante liquidità di sembianze

inquietante dilagare

di un sotteso programma.

E i lacci del mondo

sparpagliati in album di viaggi

fra le righe di pergamene

nei colori degli occhi di Marta

sottendono i lineamenti di Lazzaro

squarci su spessi strati di chiaroscuro.

Io sarò per la via

nella verità della vita.

 

II.

 

Nella casa...

...............

quel muraglione d'aria s'increspa

in circonvoluti aromi di gerani

velate essenze di sedimenti

le stilettate della luce

che ostruiscono pulviscoli d'altri pianeti

la strusciante seta della scure;

ancora incerta l'atmosfera coglie

nelle ore del presagio

l'incidenza d'una curva.

E s'incontrano nei vialoni di oniromanzie

serie di logaritmi

probabilità sfrecciate

in un capogiro d'avvenenza

manciate di rettilinei

tamburellanti nella nostra infanzia.

Stesse camere nude di chi tace in esilio

la voce lampeggiante

sul connubio uomo/donna

tracce fuligginose

da una parete all'altra.

Piantagioni di figli

pane mai lievitato

orgogliose baruffe di sentimenti

in un campo di canto come gigli

il fumo cardiaco di valanghe

dislocate nei fossati del tempo

tronchi di vita nel rimbalzo di un gioco.

La barriera degli angoli

si divulga su altre frequenze

nel giro rapido di una manopola

su sintonie dello spazio

forme elementari di geometria abituale.

Nella brezza di mari terreni

il sofisticato meccanismo giorno/notte

sui davanzali ha forme di delirio

avvertibili parvenze di folate di vento.

Lambire una ideologia di noi maratoneti

falciati nel volteggio di monosillabi.

 

...di mio padre...

...............

 ci sono effigi

schiarite da un rombo di compleanni

bufere di estati

nelle diagonali di cantine di cieli

autunni calamitati fra travi di suoni.

Fuggono nei timpani della sera

falene di silenzi

l'interno cavalcare di scelte

gravitazionali

il dilagante tubero di un dubbio.

La distanza tra ciglia di isole

il lagunare raddoppio di onde

un fascio di parabole

fra Betlemme e Gerusalemme;

Babilonia

terra d'incanto

ignara dei meccanismi della duplicazione

la fotocopia terrena.

E mio padre s'arrovella nei confessionali

nella riflessività del solo triangolo.

 

...ci sono...

...............

simulacri di corsie

fibbie dell'inverno

dissotterrate dal guscio di una foglia

il veleggiare fulgido di mercanti

in un capogiro di orme.

E crescono rapidi frammenti di relitti

appesi ad alberi di rabbia

raffiche di sguardi rastremati

nell'acuminato cammino di un bagliore.

Ad un esile filo di guizzi

come uscir fuori dalla cornice

ancora un cielo ricco di campiture si lega

nel fluttuare molle della tradizione

ai sandali di un cargo

accantonato nella smagliatura

di uno specchio.

Centellinare la sorte di un pasto

risucchiare a bilico

il riflesso orizzontale

dell'espressione di un sorriso

parti di primavera a strascico su croste

di cespugli terreni.

 

...molte dimore...

...............

taglieggianti sfaccettature

di giornalieri dialoghi

il pietrisco freddo

dello scorrere di parossismi.

E s'incarna il vivere

cancellato da alterne pressioni

i fogli gremiscono

questo diario asintotico di caduta.

Attraverso i secoli

qui si muore.

Nel regno di mio padre

ci sono altre dimore.

 

III.

 

Chi di voi...

...............

dentro cattedrali di incenso

nel tempio delle cose

s'accomuna lungo la scia

d'un solo ostacolo

nelle fenditure d'un cantico

ribalta l'incubo del padri

le verità scolpite sulla pietra.

Gironzolano sui fili del linguaggio

le matrici di alcuni corpuscoli

le pieghe solitarie di voci

nel deserto dispiegano strade tra monti.

Tornerà alla radice mio fratello

al progetto di un tronco ripulito

piallato

scorticato dalle curve

attorcigliate fra le figure della storia.

Anche dal muro

dallo scialle

di una donna lentigginosa di sassi

passa la gloria

dagli archibugi dipinti

sui cocci nelle taverne.

Andare se qualcuno manda per ordine

nella stessa fossa dei leoni

incolonnare

i punti cardinali su un'asse d'anima

e poi placare le battaglie

fluttuare il dito

nei cosmi delle giornate.

Il pane e il vino

la lucerna per le vergini

                                    il pozzo

gli amici nel giorno della festa.

Altri itinerari

forme diverse di calzari

le tombe

              di traverso tante promesse

la pena per un tramonto.

 

...è senza peccato...

...............

mia madre assisa ancora tra i ricordi

di giochi infantili

negli amorosi orizzonti

di chiuse palpebre

smorzando la coltre

sulla mia vita.

La sorte

carezza ad uno stendardo

segnata tra le fessure delle pagine

sotto i turbamenti dell'ansia

compresa

fra il lento fluire

di brandelli di attimi.

Galleggiano le frasi nella testa

infinite dissoluzioni del quotidiano;

i bambini

sigillati sulla prima squama del tempo.

Questo popolo non possiede identiche mète;

entra ed esce dalle chimere

come un ratto

sfilaccia il movimento dei miraggi

invadendo di respiri fondi di caraffe.

 

...scagli la prima pietra...

...............

chi fra voi si solleva da colpe

ha tra le corde vocali

trucioli di fantasmi

i numeri dei salmi

ciclostilati nelle agende del cervello.

Le mani al cielo

incollate all'umida saliva di mare

in fila come bighe;

la leggera pioggia

che ancora s'estende intrepida a maglie

granulosa avvisaglia di tempeste.

L'importanza del giudizio

la severa frontiera che si frastaglia

sulle rotte di un sorriso;

l'altra rosa

integra nella sorte dei chiodi.

 

 

IV.

 

In verità vi dico...

...............

ed allora

             forse

ci accorgiamo di come diverse

siano le nostre carte geografiche

difficili da individuare

gli ultimi paradisi

nei gironi interni del cuore.

Finito è il viaggio

ma non trovato il traguardo

l'isola in un frammento di notizia

inascoltato sillabare di parole.

Gerusalemme: tre giorni ancora di cammino

ed un destino incapsulato

dentro una pallina

consegnato alle dita di un amico

da sempre sconosciuto.

E' ad un tratto

che il profumo di te si espande

fin nel più piccolo degli spazi

la mia gloria ad immagine e somiglianza

di trenta cesari altrui.

Ed a giocarsi -pari o dispari?-

nella frescura dell'ultima bava di vento

anche la tunica.

Giuro di conoscerlo e lo tradisco

questo tempo non mio

il tuo nome scolpito nei pensieri

questa terra...

 

...uno di voi...

...............

sommerso da grosse briciole di verità

senza il fiato

per gridare le proprie colpe

torturarsi alla radice

di strade intersecate

o appeso all'esile filo di un dubbio

fare di una domanda

strumento di solitudine.

Giuro di tradirlo ma non lo conosco

quell'uomo che s'intrufola nella foresta

della mia angoscia

al vertice del delirio percepisce

il rumore sordo del destino

affidato ad un numero.

            Matteo,

            prestami altri denari 

            perché continui a giocare...

            Rien ne va plus...

            Ha chiuso...

...qualcuno seguita a mischiare le carte.

L'estate ancora non si muove

muoiono le stelle

all'improvviso s'annerisce il giardino.

Tre giorni ancora

per riprendere la strada da dove vengo

contendere al fuoco

un palmo di legna.

 

...mi tradirà...

...............

una cometa da oriente

spezzando il silenzio

di quell'ultima maturità

muta il cielo delle cose

schiaffeggiando l'enigma mortale

negli interstizi dove uno specchio

infranto

riflette immagini.

Ti attendo ad ogni passo

quando il grido della sera

s'accascia in un'opaca imminenza;

la trasparenza di un'ombra

s'allunga negli anni.

E dall'alto di un albero

il paesaggio si frantuma

in secoli di sabbia.

 

            Trente trois rouge, impair...

 

Mi gioco anche i tuoi anni

per un istante

per la vita.

 

Senza soldi nè gloria...

...............

 

Pesa la memoria che sarà...

...se puoi

cancellami fino alla fine del tempo.

Ed anche oltre

quando questo gioco avrà termine.

Ti vendo per un prezzo

mentre tracci qualcosa in terra

col dito puntato in cielo.

Non capirò mai i segni

la mia storia

come un lembo d'illusione

dispersa nel vento

la vita

spazio dai confini incerti.

 

            Matteo,

            voglio restituire tutto...

            Rien ne va plus...

 

 

V.

 

Prima che...

...............

la nudità dell'azione

trasvoli su lembi di fiamma

nel sapore untuoso della fonda tensione

labirinti s'onnubilano su vesti di donne

nella metabasi si ritrovano

sentieri di vincoli

sensibili battesimi di vuoto.

Il perimetro delle danze

s'affossa nel petto

nel fluttuare bislacco dei rami

nell'assurda frequenza

dei battiti del cuore.

E se per una notte negassi

di essere mai stato seduto

ai bordi di quel tavolo

tornassi indietro sulle giunche

tra filari di rete...

Il divorzio dall'unico agguato

la spina del disagio

conficcata nel celato desiderio

del non essere per non fare

l'inconsistente respiro

dell'aver saputo prima che si svelasse

l'erosione dei tempi

il riverbero occludente

di una cava di ali

gli occhi di antenati invisibili

nell'ora presente oltre l'elmo dei sigilli

sulla fredda punta di meccanismi di luce.

 

...su questa pietra...

...............

nell'infinito asfalto delle strade

ancora morti

con il perpetuarsi delle stagioni

nei cavi pianerottoli di pagliuzze

nascosti fra i contrappunti della forza

di sanguigne lingue di gemme.

Alle lunghezze della vita

foto di dolori a falcate segnano gli anni

a grigie masse di strati

nel silicio di una scissione

coltivano contorni di visi.

Nei paraggi di un convoglio

-nomadi da millenni

sui percorsi degli avi-

s'arresta l'intimità

di quante stelle

il rasoio cesellato

da un'improvvisa tensione.

Edificherò campi di anime

sulle tue fondamenta

nei mantelli

affumicati di indecisioni

fra le barche

di una lotteria di doline.

E tornano improvvise ore di spazio

negli incubi arati di un nome

una boria che infittisce tra mille esodi

le congiunzioni di una sorte.

Senza pupille

nel cuore dell'ultima scorciatoia

nei pilastri dell'edificio

rinato a ogni morte d'uomo.

Su questa pietra dissepolta

dall'intrico di infermità

richiami sovrapposti delle membra

si risvuota l'alito di un delirio.

 

...per tre volte...

...............

s'inciderà la certezza del bersaglio

ossa flagellate nel folto di noi vinti

la porta socchiusa agli aculei del sole

sullo stridore d'una nota di animali.

Un simbolo in qualunque luogo dell'atlante

dispiegare dettagli ai crocicchi

di come sarà tremulo il domani

nelle invisibili periferie del crepuscolo.

Oggi

sparuto

a fusi orari alterni

sulle divergenti linee dell'orizzonte

sono

il solo sfibrato macigno d'allora

il trasparente trapasso

di un poema riletto

sulla scomposizione di neutroni

il buco indefinito

di una china di istanti.

Fugato il gelo del disprezzo

sono tornate formule indefinibili

il cappio concentrico dell'errore.

Ancorato alle tue scritture

-Tu sai tutto,

sai che ti amo-

a dispetto del mio rinnegarti.

 

 

VI.

 

Non trovo...

...............

le scorie dell'oro infiltrate nel sangue

finzioni di ruggine sepolte nelle pupille

la polvere di immensi deserti sigillata

nel palmo della mano. Risento solo

l'assaltare di eserciti di voci

il mio popolo che condanna, Cesare,

srotolando segrete carte di leggi.

Smanie e trambusti

si conficcano nelle viscere della mente

e avere di lato l'ombra di un'ombra

sapere di gettare nel fondo di una crepa

un volto d'uomo

risollevare dal fango

l'impasto di un coltello.

Si apre la genesi del dolore

il rutilante martirio della volontà

e gli occhi

squadrano lo spazio dello scanno

la disforme volontà

forse intorpidita delle guerre

dal cicalio confuso degli echi

che un giorno

segneranno pulsando panorami di nomi.

Ammassati

spuntano silenziosi segnali di pena

minimi gesti di sussurro

legati al verso di un pollice.

Ma è usanza

fare girare la ruota della vita

inchiodare in pozzanghere d'anni

il respiro di chi apre il tempo

con la cronologia degli eventi.

Lavo le mani nella cruna dell'invisibile;

per i miei figli decido rauco

la sorte

segno la parabola dello squilibrio.

 

...le colpe...

...............

nascoste fra gli spigoli delle case

nelle zolle dell'impero

perché non senta il cuore

pugnalato da grappoli di risa.

E dispiegare le tracce dell'esistenza

nella profondità di asimmetriche piaghe

sfiorare il simbolo della solitudine

accrescendo il delirio

d'ogni loro piccolo pensiero.

Ecco l'uomo

che s'immerge nella costante divergenza

s'inarca sul punto più alto

e sprofonda nel labirinto di un trucco.

Libero la sagoma delle vostre linee

le venature scarmigliate

che dilagano entro queste mura

suggello i patti

inceppando altri passi.

Con l'affiorare degli anni

galleggiano vastità di tenebre

si fa meno spesso la coltre dell'azzurro.

Ecce Homo!

che non sia la sfumatura scolorita

della schermaglia di oggi...

...nella memoria non resti una luce oscura

il negativo del pulsare di un'onda

l'inquietudine dell'aver agito.

 

 

VII.

 

Padre...

...............

in questa cartoline che le rapide occhiate

dalla cima di una collina coronano

di coriandoli di tempo

rivedo accantonati

panorami di anime

crepuscoli di gloria

-non la nostra-

logorarsi come un poema di parole.

E l'inizio dell'insonnia del cuore

mi pare quasi soffocato tormento

di immagine scalfita

in caverne di stagioni.

Ora

che per tutto lo spessore di un fiato

onde d'aria s'accumulano

all'incrocio dei legni

brandelli di sguardi inanimati velatamente

si configurano in forme celesti

oltre l'affilarsi di un volto.

La geografia di tutta la storia

non sarà più un singolo punto

nel flusso di quel che è stato

una cadenza travolta

dal compiersi del perenne peregrinare

-Giudea, Samaria, Galilea-

i giochi di prestigio a margine

di una vertigine umana.

Sullo schermo dell'orizzonte

si conficca una percezione

s'accresce la nostalgia di un pensiero

prendono consistenza

le sottili linee del disegno.

Ogni cosa

s'arrotola nella corona del mondo

nel sotterraneo naufragio di un'ora;

non si scava più tra le menti,

ogni confine si sovrappone nei cuori

e si cercano i figli

                            le madri

come stando su un treno senza stazione.

Tutto è legato ad uno spiraglio di luce

ad un guizzo che non si sa leggere più

ad un sinuoso tracciato di millimetri

sparito

in accampamenti maculati di stelle;

Giovanni e Maria ricurvi

sui cammini ondulati del destino

elementi di figurate congiunzioni

fra l'altalenante sentimento degli altri.

Si respira l'ultima frazione dell'amore

il grado aspro di questo volere

che riavvicina

le distanze fra cielo e terra.

 

...perdona loro...

...............

l'improvviso turbamento

la smagliata ombra di lumino

che deterge il nero della notte

la segreta dizione di un pianto remoto

solitari nell'incerto spazio di un sogno;

Tommaso che non crede alle favole

al niente

al sorriso degli occhi

se non tornerà a scavare

nel brivido di una cicatrice

all'esplodere della gloria.

In principio era da tornire,

crescervi attorno la pista del cammino,

mosaicare il mistero dell'immagine,

abbracciare l'idea per ricondurvi

un ricordo ereditato;

poi se ne andò coi gesti, i verbi,

l'offerta silenziosa del riscatto.

Posto tra due pensieri divisi dal mondo

accerchiato dagli spartiti di alcuni versi

si ripercorrono uggiose ricorrenze

e disertano i rumori degli zoccoli

nelle vasche del futuro

il sole sfugge sui cicli del secolo

nei crepuscoli

s'appiattiscono in cenere i nomi.

E uno

compagno occasionale di viaggio

frustato dal passato

si apre le porte di un'altra gloria.

I passi camminano lontani da noi

si ritorna all'origine

attraverso il Giordano

negli ultimi sobborghi della morte

vorremmo altri calici.

 

...non sanno

quello che dicono...

...............

strani meteorologi spenti sugli uncini

di bandiere. Questa notte non passerà

tra le mie parole

nei lamenti delle preghiere

sulla realtà sommessa

nelle venature di una piaga.

L'arco inamidato dei giorni

sale come barriera infinita

ascende sulle nubi di un trono

legato a lancette di orologi;

l'aritmia della voce

scandisce interrogativi.

 

        Era la nona

        l'ora della gloria.

 

Nella vastitNella vastità del vento

perdonami perdonami se ho perdonato.