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Dalla prefazione a ALTRI ITINERARI POSSIBILI

 

Altri itinerari possibili (3 dicembre 2002-8 gennaio 2004), Ogni cosa a suo tempo (19 gennaio 2004-16 febbraio 2004), Sestiere* (Diario di un quasi diario -20/25 febbraio 2004), le sezioni dell'opera poetica di Angelo Coco, segmenti di un tratto di tempo lungo il quale si snodano gli eventi, si alternano i luoghi, le città: Roma, Napoli (Castel dell'Ovo), Genova, La Spezia, Vienna (Parco di Schonbrunn - Stazione di Schottentor), Firenze (Villa Carlotta), Acireale, Catania, Messina, Venezia/Burano.

Vi è indubbiamente un luogo di partenza, i posti quotidiani, naturalmente, nella realtà della vita concreta; Roma nell'incipit dell'opera, che è anche il luogo del viaggio a ritroso, nella memoria.

Vi sono le mete raggiunte e da raggiungere, in un peregrinare necessario oppure cercato, ove talvolta fa capolino la tentazione di sentirsi sradicati, subito sovrastata e messa a tacere dalla riflessione che vince anche le emersioni istintive e irrazionali di senso contrario.  

Vi è, soprattutto, la capacità dell'uomo di appropriarsi dei luoghi, di captare sensi nascosti, di recuperare tutto ciò che i luoghi evocano: origini, civiltà, storia, tradizioni, cultura ed arte, e il respiro umano degli uomini del presente e del passato, in ciascun luogo ove il poeta fa tappa, che emergono con la maniera del diario, dagli incipit o privatissimi e dal fondo della coscienza o dal rilievo di un particolare di forme materiali o da evocazioni di pensieri, di versi, di immagini pittoriche, di forme architettoniche o dalla natura stessa (sovente il mare, che ha in sè tutti i tempi e tutto lo spazio...): il mare, appunto, da cui sembra avere origine il discorso, l'avvio del lungo viaggio che comincia e si conclude in un lasso ragionevolmente breve di tempo.

...C'è una spiaggia che s'allarga / fra i colori della bandana, chiude il mare / quasi fosse un tappeto dentro l'arena/ non nel caldo d'un pomeriggio sivigliano / ma alle marine non arrivano le voci del sonno / le aritmie che soggiogano, la sera, le inflessioni del pensiero / dovunque si rotea lo sguardo. / A camminare, stasera, si fatica / inconsueta notte di partenza...al mare aperto che / allontana le voci della scolaresca / e di notte raccoglie le voci dei pescatori / sospinte dall'onde...ombre che veleggiavano sull'acqua / navigavano sul vento della storia immutabile...  

L'elemento equoreo, vasto e misterioso, che ha in sè correnti e sommovimenti al di sotto della superficie, che più s'attaglia alla natura ed alla morfologia dell'uomo, nella sua multiformità cangiante, proteiforme: non a caso le postazioni che danno luogo alla riflessione, dalle quali si dipartono i fili per legare il tempo e i luoghi, sono per lo più città di mare o atraversate da fiumi. Liquidi ed aerei appaiono il pensiero, la riflessione, i voli della fantasia, la captazione del senso dell'arte, la contemplazione, il viaggio della poesia che cerca se stessa al di fuori di sè, in apparenza, ma che ha in sè tutta la sua sostanza e gli infiniti significati, in quest'opera poetica di Angelo Coco.

Il poeta non ha che la parola per esprimersi, per rendere la poesia. Ricerca moduli e forme: talvolta, è la sua creatività a fornirglieli (ed è la caratura più diffusa), tal altra li eredita dal libro, attraverso autori amati e riferiti, nelle varie liriche, o somatizzati, fatti propri ed espressi autonomamente e con lo stigma dell'originalità, come in certe maniere, locuzioni ed affabulazioni luziane, che però appartengono autonomamente alla moltitudine che popola l'interiorità del nostro poeta.

Percorrono il testo incrociando talvolta il dato diaristico, il concreto del vivere e del pensare, il riferimento agli accadimenti, la descrizione di eventi, riflessioni e stato d'animo; accompagnando l'emersione di persone della propria sfera intima e affettiva, ma anche di personaggi della storia, della letteratura e dell'arte, che appaiono saldi nella realtà presente, in un serpeggiare sottile, vibrazioni, sussurri, atmosfere; e la parola appare talvolta insufficiente per contenerli ed esprimerli.

V'è anche il brivido del transeunte che non raggiunge mai il limite della morte sebbene il senso dell'assenza e del vuoto appaia evidente.

In taluni fasi il tempo appare rallentato e sembra fermarsi, come ci ricordiamo in L'anno scorso a Marienbad.

Il risultato è una poesia difficile, enigmatica, sovente ellittica, ove i simboli e le metafore hanno funzione dominante. Il poeta scandisce in forma diaristica e in successione fotogrammatica, in una indifferenziata sfera spazio-temporale, la dinamica del viaggio, inteso come attraversamento e mèta del luogo (dei luoghi), ma soprattutto dell'esistenza, della quale rappresenta le tappe e l'indefinita proiezione.

La riflessione e la presa di coscienza consentono il recupero e l'impossessamento del tempo e della storia, attualizzano, per illuminazioni e barbagli, civiltà trascorse e la poesia tenta la spiegazione della vita e del mondo, partendo sovente dal minimo biografico e dal banale fino a raggiungere picchi di assolutezza e di universalità attraverso la filosofia, la religione e l'arte, nelle varie espressioni, ed assume valore ipostatico e di proiezione verso altri itinerari possibili.

 

Stefano Mangione  

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*Ciascuna delle sei parti in cui è suddivisa la città di Venezia: San Marco, Castello, Cannaregio, Santa Croce, Dorsoduro, San Polo.

 

 

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Dalla prefazione a LA CASA DI HILDE

 

Esiste, nell'opera di Angelo Coco, nel paesaggio formato con il tempo dall'accumularsi irregolare ed impetuoso degli oggetti poetici, tutta una serie ricorrente di profili, di pause che conferiscono, a prima lettura, una sorta di grandiosa regolarità, un andamento solenne ed uniforme.

Il poeta, in un ricco inventario di eventi e di speranze, di silenzi temporali e di segmenti enigmatici scruta e vede, carpisce ed assapora scene ed immagini che divengono canto nella estensione spaziale e nella linearità evolutiva di un segno che nulla lascia all'imprecisione.

La poesia come incisione, quasi recupero del misterioso momento della storia in cui il grafismo diventa scrittura; la superficie si anima e si disgrega; i mille frammenti che la compongono si staccano uno dall'altro e tornano ad unirsi in nuovi disegni.

Una poesia che scava nelle pieghe più profonde dell'esistenza umana: Coco indaga, dibatte la propria intima ragione di 'sentire lirico' nel giro istantaneo dello spirito di analisi, rimandando ad una visione introspettiva che le liriche esaltano sino ad offrire un'esclusiva formulazione personale.

E l'io conosce il suo spazio e segue un interno invisibile cammino.

La silloge è il trionfo della scrittura che vesta la persona e la sua esistenza, la volontà e la fantasia.

Il racconto delle idee, la parabola della quotidianità, il fluire della vita diventano liricità, forme racchiuse e oscillanti tra la misura raccolta dell'intimismo e quella liberatoria della deformazione espressionistica.

 

Lucrezia Lorenzini

 

 

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Da LA LINEA NELLA MANO

Un esempio di giusto equilibrio tra la ricerca linguistica e le ragioni della vita è questo "diario" in versi di Angelo Coco, in cui l'ansia dell'infinito si cala in una situazione di conoscenza o, meglio, di riconoscimento. Sommesso, vi appare il tono della riconsiderazione del passato; e, suggerita a mezza voce, la riflessione esistenziale. Il senso drammatico dell'esistenza assume l'articolazione dell'azione dialogica e l'intelligenza approda a una mitologia della psiche in La linea nella mano: quasi un poemetto a due voci, tra un io presente e riflessivo e una alterità remota e dialogante che congetturano sui tanti argomenti di vita, di memoria, di pensiero. E la poesia si configura come immaginoso esorcismo contro gli spiriti maligni del reale, contro l'oscuro negativo che è in noi; in una sorta di viaggio interiore, in cui allo spirito non è dato se non cantare il proprio tormento vitale e insieme di accompagnare l'inesauribile percorso del desiderio attraverso le metamorfosi che lo riaccendono continuamente.

 

 

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Dalla prefazione a AL CANTO DEL GALLO

Un maggior numero di sillogi poetiche, in questi nostri giorni, si moltiplica con successione incalzante, ma a stento è possibile rilevare e segnalare florilegi nei quali intensa liricità e dignità letteraria si coniugano all'insegna di quelli che sono, oggi, i valori emergenti e di quelli che, parimenti, tramontano o stentano ad affermarsi. 

La presente plaquette di versi si ispira ad una tematica esistenziale e religiosa. L'impegno si risolve, poeticamente, in una punta di spiritualità che cresce e si nutre dell'interiore travaglio entro una fisionomia profondamente legittima.

La responsabilità di tale lirica si giustifica nella forza etico-morale e, con efficace modernizzazione, Angelo Coco ci attira sul terreno della ricerca e della meditazione.

L'Autore indaga", anzi dibatte la propria intima ragione di vena poetica nel giro istantaneo, ripetitivo e ogni volta pronto a rigerminare, dello spirito di analisi.

" Al canto del gallo" esprime la centralità della propria tematica nel momento in cui alcuni personaggi biblici rianalizzano il ruolo al quale sono stati chiamati per la realizzazione di quel disegno/sacrificio per il quale, per ciascuno di loro "pesa la memoria che sarà".

Si tratta di rivisitare, con movimenti della ragione e dell'animo, un percorso; di rispettare segni, di scavare entro le più piccole venature di ogni uomo, da una angolatura certamente presumibile ma con una pronunzia di fede che si espone e prende ritmi e corposità non tanto ricalcando, quanto creando una realtà incalzante costruita, all'interno del testo stesso, quasi con una sorta di aggrovigliato conflitto fra sacra scrittura e modernità, in chiave di lettura, di questa.

Ciò non vuol dire che al tempo venga demandato il compito di emettere un verdetto ma forse, quello di riorganizzare -o quasi riscrivere non alla luce di "un frammento di notizia"- una nuova storia nella quale vivere "la spina del disagio"

"Edificherò campi di anime/sulle tue fondamenta/nei mantelli affumicati di indecisioni/fra le barche di una lotteria di doline".       

Non c'è zelo teologico e, men che mai, una sorta di manifesto problematico; semmai è possibile leggere il senso di uno snodarsi che nella percezione sosta per un attimo prima che intervengano altri elementi a dissiparne la presenza.

"Oggi/sparuto/a fusi orari alterni/sulle divergenti linee dell'orizzonte/sono il solo sfibrato macigno d'allora".              

C'è fierezza in questi versi. La fierezza di "crepuscoli di gloria" che generano lo sviluppo di una tensione universale e profonda, indefettibile coscienza.

Nel suo itinerario, il discorso ed il linguaggio puntano a "dispiegare le tracce dell'esistenza/nella profondità di asimmetriche piaghe"; e le parole diventano grumi sfaccettati, raggianti intensità, "scomposizione di neutroni", "un ricordo ereditato", con un lessico della ricerca spirituale che, talvolta, relega il nodo stesso dell'espressività.

 

Lucrezia Lorenzini